martedì 25 giugno 2013

UFFICIO DI COLLOCAMENTO - Fantasy futuristico

Mi piace il nome "ufficio di collocamento",ha tutta l'impressione di un ufficio futuristico dove la gente va per trovare una collocazione,un ruolo nella società...

Anno 2542 quel giorno c'era poco gente all'ufficio di collocamento, solo un centinaio di persone che sarebbero state smistate ed assegnate alle proprie mansioni in una decina di minuti,erano tutti ragazzi e ragazze sui 17/18 anni,terminate le scuole venivano spediti nel suddetto ufficio dove un super computer (grande appena 25mm per lato) analizzava la vita e le inclinazioni di ogni singola persona per attribuirle il posto migliore,ultimamente molte persone venivano assegnate al pensatoio e alcune ancora all'ufficio per la ricerca di vita nell'universo ultra stellare,i lavoratori e manovali erano stati rimpiazzati da robot ultra specializzati e la razza umana aveva così tempo solo per pensare e scoprire...
Erano le ore 8.23 alle ore 8.30 ero già stato assegnato e teletrasportato al ministero della ricerca,palazzo numero 89 sotto sezione innovazione del medicina nanorobotizzata. Avrei lavorato li per i prossimo 20 anni,poi il mio cervello sarebbe divenuto troppo vecchio per poter produrre qualcosa di buono,a quel punto mi avrebbero teletrasportato su una qualche isola tropicale a mia scelta,affidato ad una moglie (scelta anche quella da un computer in modo che l'abbinamento avesse una attendibilità del 99%) e li avrei passato il resto della mia vita. Il mio compito era pensare,le scelte le facevano il computer...

venerdì 10 maggio 2013

La regina delle api



C’era una volta una coppia che desiderava ardentemente un figlio ma non riusciva ad averne. Un giorno il marito andò in un campo a tagliare del bambù. All’improvviso udì una vocina che lo implorava di non fargli del male. Dove sei?, chiese l’uomo. In questa canna!, rispose la vocina. L’uomo aprì la canna di bambù e trovò un bambino piccolissimo, con il volto da ranocchio. Lo portò a casa e con la moglie si affezionarono subito al bambino, anche se non era molto bello. Lo chiamarono Bambù.

Passarono gli anni e Bambù crebbe. Diventò un bravissimo ragazzo che aiutava il padre nel lavoro. Un giorno, il giorno del suo diciottesimo compleanno, i genitori gli diedero un abito e una spada e lo mandarono al mercato a vendere il riso e a comprare delle stoffe. Bambù attraversò la foresta ed ad un tratto si accorse di essere seguito. Gli si parò di fronte un leone affamato. Bambù gli disse: Non ho niente da darti, oggi. Ripassa domani. Ma il leone gli rispose: Ma io so già cosa mangiare: tu! Allora Bambù gli disse: Vattene via, altrimenti ti infilzerò con la mia spada! Il leone, intimorito, scappò via.Bambù era quasi uscito dalla foresta, quando incontrò un’ape che gli chiese di salvare la sua regina. La regina era una bellissima ragazza, piccolissima, con due ali argentate, che era rimasta impigliata in una ragnatela. Bambù la salvò, ed allora la regina gli regalò tre semi di melone. Questi semi ti aiuteranno a realizzare quello che vuoi. Basterà che tu lo desideri!Bambù andò al mercato e concluse i suoi affari. Poi tornò verso casa ed attraversando la foresta rincontrò il leone, ancora più feroce ed affamato. Bambù desiderò di ucciderlo con la spada di suo padre, ed ecco che di colpo riuscì a farlo. Un seme di melone era svanito nel frattempo dalla sua tasca.Bambù scoprì che i semi erano prodigiosi. Ascoltò il suo cuore e desiderò di essere un bel giovane e di rivedere la regina delle api. I due semi sparirono e Bambù diventò un bellissimo ragazzo: di fronte a lui giunse la regina delle api, che ingrandì fino a diventare una vera ragazza. I due tornarono a casa, si sposarono e vissero felici e contenti.



mercoledì 8 maggio 2013

Parlami di te

Raccontami di te,
dimmi chi sei.
Lasciamo guardare la tua anima
oltre le viscere del tempo
oltre la mera materia.
Voglio sapere tutto di te,
lascia che io diventi te,
annullandomi nel tuo io.

Le braccia della notte stringono tutti
pochi si lasciano toccare
ancora meno quelli che assaporano i suoi baci...

lunedì 18 marzo 2013

Due minuti d'attesa...


Scese le scale senza dar troppa importanza ai gradini,come ogni giorno, li conosceva bene quei gradini, li conosceva da quarantadue anni, ogni giorno li calpestava per recarsi al lavoro e tornare a casa, e ogni giorno sopportavano il suo peso e anche quello di qualche migliaio di altre persone, uomini, donne, bambini, anziani, studenti, persone di ogni etnia e generazione, ognuno assorto nei propri pensieri ognuno concentrato sui propri problemi, sulle proprie ansie e disperazioni. Quanta gente ogni giorno passava per quella stazione, molta gente, ma nessun rapporto, siamo soli pensò improvvisamente, mentre il tabellone indicava due minuti all'arrivo del prossimo treno. Siamo soli anche in mezzo a tanti, lo aveva sempre pensato ma in quel momento lo comprese e assaporò il gusto tremendo di quel pensiero, il freddo che lascia un idea tanto grande quanto dannatamente vera, un brivido lo percorse da testa a piedi, entrando nelle ossa e in ogni singola cellula,era come se ogni parte del suo corpo, anche la più piccola e insignificante, avesse partecipato alla sua rivelazione interiore, sono solo continuò a pensare. Fin da piccoli, forse solo per darci coraggio, ci dicono che siamo unici ma mai che siamo soli, unica può esserlo solo una cosa rara, magari anche bella come una pietra preziosa, ma soli possiamo esserlo tutti, come uno scarpone abbandonato sulla spiaggia dalle onde dopo una notte di burrasca, questo pensiero si insinuò nella sua mente e in poco tempo la invase totalmente, totalizzando e dirottando ogni pensiero, anche il più piccolo e il più scontato, ogni pensiero era stato soppresso e l'eco della solitudine regnava sovrana nella sua mente. Sono solo, si ripetè per l'ennesima volta, un'anima relegata in una prigione di carne, il nulla in una barriera di muscoli e ossa, solo, tutti sono soli, per quanto si possa stare vicini, siamo limitati e soli, anche nella moltitudine siamo soli...

Il treno arrivò in in stazione, si aprirono le porte, qualcuno scese e altri salirono e lui, solo, si confuse tra la folla.