Mi piace il nome "ufficio di collocamento",ha tutta l'impressione di un ufficio futuristico dove la gente va per trovare una collocazione,un ruolo nella società...
Anno 2542 quel giorno c'era poco gente all'ufficio di collocamento, solo un centinaio di persone che sarebbero state smistate ed assegnate alle proprie mansioni in una decina di minuti,erano tutti ragazzi e ragazze sui 17/18 anni,terminate le scuole venivano spediti nel suddetto ufficio dove un super computer (grande appena 25mm per lato) analizzava la vita e le inclinazioni di ogni singola persona per attribuirle il posto migliore,ultimamente molte persone venivano assegnate al pensatoio e alcune ancora all'ufficio per la ricerca di vita nell'universo ultra stellare,i lavoratori e manovali erano stati rimpiazzati da robot ultra specializzati e la razza umana aveva così tempo solo per pensare e scoprire...
Erano le ore 8.23 alle ore 8.30 ero già stato assegnato e teletrasportato al ministero della ricerca,palazzo numero 89 sotto sezione innovazione del medicina nanorobotizzata. Avrei lavorato li per i prossimo 20 anni,poi il mio cervello sarebbe divenuto troppo vecchio per poter produrre qualcosa di buono,a quel punto mi avrebbero teletrasportato su una qualche isola tropicale a mia scelta,affidato ad una moglie (scelta anche quella da un computer in modo che l'abbinamento avesse una attendibilità del 99%) e li avrei passato il resto della mia vita. Il mio compito era pensare,le scelte le facevano il computer...
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martedì 25 giugno 2013
UFFICIO DI COLLOCAMENTO - Fantasy futuristico
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venerdì 10 maggio 2013
La regina delle api
C’era una volta una coppia che desiderava ardentemente un figlio ma non riusciva ad averne. Un giorno il marito andò in un campo a tagliare del bambù. All’improvviso udì una vocina che lo implorava di non fargli del male. Dove sei?, chiese l’uomo. In questa canna!, rispose la vocina. L’uomo aprì la canna di bambù e trovò un bambino piccolissimo, con il volto da ranocchio. Lo portò a casa e con la moglie si affezionarono subito al bambino, anche se non era molto bello. Lo chiamarono Bambù.
Passarono gli anni e Bambù crebbe. Diventò un bravissimo ragazzo che aiutava il padre nel lavoro. Un giorno, il giorno del suo diciottesimo compleanno, i genitori gli diedero un abito e una spada e lo mandarono al mercato a vendere il riso e a comprare delle stoffe. Bambù attraversò la foresta ed ad un tratto si accorse di essere seguito. Gli si parò di fronte un leone affamato. Bambù gli disse: Non ho niente da darti, oggi. Ripassa domani. Ma il leone gli rispose: Ma io so già cosa mangiare: tu! Allora Bambù gli disse: Vattene via, altrimenti ti infilzerò con la mia spada! Il leone, intimorito, scappò via.Bambù era quasi uscito dalla foresta, quando incontrò un’ape che gli chiese di salvare la sua regina. La regina era una bellissima ragazza, piccolissima, con due ali argentate, che era rimasta impigliata in una ragnatela. Bambù la salvò, ed allora la regina gli regalò tre semi di melone. Questi semi ti aiuteranno a realizzare quello che vuoi. Basterà che tu lo desideri!Bambù andò al mercato e concluse i suoi affari. Poi tornò verso casa ed attraversando la foresta rincontrò il leone, ancora più feroce ed affamato. Bambù desiderò di ucciderlo con la spada di suo padre, ed ecco che di colpo riuscì a farlo. Un seme di melone era svanito nel frattempo dalla sua tasca.Bambù scoprì che i semi erano prodigiosi. Ascoltò il suo cuore e desiderò di essere un bel giovane e di rivedere la regina delle api. I due semi sparirono e Bambù diventò un bellissimo ragazzo: di fronte a lui giunse la regina delle api, che ingrandì fino a diventare una vera ragazza. I due tornarono a casa, si sposarono e vissero felici e contenti.
lunedì 18 marzo 2013
Due minuti d'attesa...
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mercoledì 13 marzo 2013
Il Corvo e la sventura di esser nato così...
Un giorno di Luglio il vecchio Antonio
Percini,vide nel bosco un piccolo corvo imperiale e mosso a pietà lo
prese con se. Antonio era un uomo schivo,ma non cattivo,di quelli che
preferiscono restare soli non per cattiveria ma perchè non si
sentono parte di questo mondo. Cosa facesse per vivere e come
sopravvivesse nessuno in paese lo sapeva,si dice che tornò parecchi
anni dopo la guerra,la patria lo mandò al fronte a combattere prima
per i tedeschi e poi contro,probabilmente fu catturato e tornò solo
dopo molti anni di cammino,ma chi lo conosceva bene diceva che era
tornato diverso e cambiato non solo nell'aspetto ma anche nei modi di
fare,da allora si ritirò su una baita lontana dal paese e cosa
facesse di preciso nessuno lo sapeva con certezza.
Il corvo crebbe,aveva un piumaggio
nero,con occhi grandi e scuri come mirtilli,un becco massiccio e
ricurvo,la gente temeva quell'animale che ogni tanto si faceva vedere
in paese,si posava su qualche albero o su qualche finestra e ben
presto cominciò a circolare la voce che quell'animale portava
sfortuna,era una credenza nota (e lo è tuttora) che il corvo porti
sfortuna,che come la civetta annunci la morte o il verificarsi di
qualche sciagura,ma è solo ignoranza infondata ma a quel tempo tutti
ci credevano senza alcun dubbio o incertezza alcuna. Accadde,un
giorno di Ottobre che il parroco del paese, Don Vincenzo,vedendo il
corvo posato sul rosone della chiesa,corse a gran velocità sul
sagrato in marmo per cacciare la bestiaccia,quel giorno aveva piovuto
parecchio e correndo scivolò sul sagrato,cadendo si ruppe il braccio
destro,proprio quello usato per le benedizioni e per dire messa,era
il 15 Ottobre,il giorno di San Fortunato Martire,ma quel giorno di
fortuna il caro Don Vincenzo non ne ebbe affatto. Le anziane del
paese saputa la notizia iniziarono a segnarsi e a recitare il
rosario,sapevano bene che la cosa era seria non solo per il parroco
che fu portato in ospedale su di un carretto ma anche per il paese
stesso,la brutta stagione stava arrivando e un prete con il braccio
destro rotto non può dir messa ne celebrare battesimi e
funerali,insomma il paese era disperato,il prete più vicino era a 3
ore a piedi dal paese,a quel tempo le strade non erano ancora tutte
asfaltate e per mettersi in viaggio ci voleva il bel tempo altrimenti
si correva il rischio di rimanere bloccati nel fango o peggio ancora
in qualche fiume che straripando inondava la strada vicina. La
domenica arrivò e le donne di buona lena si alzarono presto per
recarsi alla messa nel paese vicino,il cielo era sereno,il sole
appena sorto colorava di rosa le montagne e arancio le cime innevate
e i ghiacciai perenni. Dopo qualche settimana arrivò un nuovo prete
che sostituì Don Vincenzo per un mese circa,fino al giorno della sua
guarigione. Il corvo non si fece più vedere fino agli inizi di
Dicembre,il paese era coperto da una coperta di neve spessa quasi una
spanna,tutto taceva,l'unico rumore era il crepitio del legno nei
camini,il fumo bianco che usciva dai comignoli si confondeva subito
con lo sfondo del candido paesaggio innevato,per questo non fu
difficile notare il corvo nero passeggiare sul tetto della casa dei
coniugi Vernucci,erano due anziani di 85 anni,da tempo malati
entrambi e il paese si fece carico di aiutarli,la loro casa era molto
vecchia e alcune tegole rotte facevano uscire il calore dalle loro
crepe sciogliendo la neve attorno,creando così delle chiazze rosse
sul tetto bianco. Il corvo si era posato proprio su una di queste
chiazze probabilmente per riscaldarsi,sfruttando il tepore
proveniente dalle tegole. La vecchia Vernucci saputo che il corvo si
era posato proprio sulla sua casa si spaventò a morte,ancora
ricordava quanto fosse accaduto al parroco pochi mesi prima,e il
marito vedendo la donna riversa al suolo morì quasi subito anche lui
di crepacuore. La colpa fu subito attribuita al corvo,che ignaro di tutto
rimase sul tetto a scaldarsi. Un cacciatore del paese venuto a
conoscenza dell'accaduto imbracciò la doppietta e sparò un colpo al
corvo che precipitò senza vita dal tetto,rovesciando sulla strada in
piccolo rivolo di sangue scuro che si mischiò con la neve fredda e
banca. Il cacciatore prese con se l'animale e lo buttò in un camino
per brucialo,scongiurando così ogni maledizione del corvo,era
infatti usanza al tempo bruciare le cose o le bestie che si pensava
portassero sfortuna. Le piume del corvo bruciarono immediatamente e
con loro il resto dell'animale,il fuoco mangiò la carcassa e ne
sputò soltanto qualche osso e un cumulo di cenere.
Di disgrazie ne accaddero ancora nel paese e le colpe furono imputate al caso e a qualche altra bestia o persona poca gradita e mal vista. L'ignoranza della gente porta spesso a conclusioni affrettate e ancor peggio,spesso la gente è causa del proprio male,il prete scivolò perchè il sagrato era bagnato non certo per colpa del corvo e i vecchi Vernucci morirono alla veneranda età di 85 anni,non certo giovincelli,ma l'ignoranza porta sempre a dare spiegazioni insensate e fatti comuni.
venerdì 8 marzo 2013
Il vecchio boscaiolo.
sabato 2 marzo 2013
Il Pettirosso
E' qualche settimana che nei miei sogni mi capita speso di vedere un pettirosso,molto affabile,che non dice nulla ma trasmette molta serenità e pace. Quindi ho deciso di cercare quale può essere il significato del pettirosso,ma non ho voluto indagare molto perchè preferisco che le cose si svelino da sole se c'è necessità che vengano svelate. Però qualche aneddoto e qualche storia l'ho trovata davvero emozionante e ricca di significato. Ne riporto di seguito alcune.
Le
tre massime del pettirosso
Un uomo trovò un pettirosso impaniato fra gli spini e lo catturò, dicendo: “Che bellezza, me lo porto a casa e me lo faccio allo spiedo”. Al che il pettirosso gli parlò: “Che ben magro pasto faresti col mio corpicino minuto! Se invece mi lasci libero, in cambio ti dirò tre massime di grande valore”.
“Si, d’accordo, - rispose l’uomo – ma prima dimmi le massime e poi ti lascierò andare”.
“E come posso fidarmi? Facciamo così: io ti dico la prima massima mentre mi hai ancora in mano. Se ti va, mi lasci andare e io volo su quel ramoscello vicino, da dove ti dico la seconda massima, e dove mi puoi anche raggiungere con un salto. Poi volerò sulla cima dell’albero, e da li ti dirò la terza massima”.
Così fu convenuto e l’uccellino cominciò: “Non ti lamentare mai di ciò che hai perso, tanto non serve a nulla”.
“Bene, - disse l’uomo – mi piace”, e liberò il pettirosso che dal ramoscello vicino disse la seconda massima: “Non dare mai per scontato ciò che non hai potuto verificare di persona”.
Dopo di che il pettirosso spiccò il volo, e mentre raggiungeva la cima dell’albero gridò tra i gorgheggi: “Uomo sciocco e stupido! Nel mio corpo è nascosto un bracciale tutto d’oro, tempestato di diamanti e rubini. Se mi avessi aperto, a quest’ora saresti un uomo ricco”.
Al che l’uomo, disperato, si buttò a terra stracciandosi le vesti e gridando: “Povero me: in cambio di tre massime ho perduto un tesoro favoloso! Me disgraziato, perché ho dato retta al pettirosso! Perché questo insulso scambio per tre sole massime …. Ma, un momento! Ehi pettirosso: me ne hai detto solo due; dimmi almeno anche la terza!”
E il pettirosso rispose: “Uomo sciocco, tre volte sciocco: ti ho pur detto come prima massima di non lamentarti per ciò che hai perso, tanto è inutile. Ed ecco che sei per terra a lamentarti. Poi ti ho detto di non dare mai per scontato ciò che non hai potuto verificare di persona, ed ecco che tu credi a quel che ti ho detto senza averne la benchè minima prova. Ti sembra forse che il mio piccolo corpo possa racchiudere un grosso bracciale? Se non sai fare uso delle prime due massime, come puoi pretendere di averne una terza?” E volò via.
Molti cercano leggende e credenze...
Il pettirosso ha un comportamento imprevedibile. Definito comunemente socievole con gli uomini, non si avvicina a tutti. Può mantenersi a distanza, schivo, per poi allontanarsi, cantando. Gli esemplari di città generalmente sono più abituati alla presenza umana e possono anche intrufolarsi dentro casa vostra, se lasciate la finestra aperta.
Il simpatico animaletto attira molta attenzione per la vistosa macchia rosseggiante sul petto e forse se ne rende conto anche lui.
Il ruolo del pettirosso nell'immaginario europeo.
Il pettirosso è un un simbolo fortemente inserito nel folklore britannico e francese, e, in misura minore, in tutti gli altri paesi d'Europa.
Un uomo trovò un pettirosso impaniato fra gli spini e lo catturò, dicendo: “Che bellezza, me lo porto a casa e me lo faccio allo spiedo”. Al che il pettirosso gli parlò: “Che ben magro pasto faresti col mio corpicino minuto! Se invece mi lasci libero, in cambio ti dirò tre massime di grande valore”.
“Si, d’accordo, - rispose l’uomo – ma prima dimmi le massime e poi ti lascierò andare”.
“E come posso fidarmi? Facciamo così: io ti dico la prima massima mentre mi hai ancora in mano. Se ti va, mi lasci andare e io volo su quel ramoscello vicino, da dove ti dico la seconda massima, e dove mi puoi anche raggiungere con un salto. Poi volerò sulla cima dell’albero, e da li ti dirò la terza massima”.
Così fu convenuto e l’uccellino cominciò: “Non ti lamentare mai di ciò che hai perso, tanto non serve a nulla”.
“Bene, - disse l’uomo – mi piace”, e liberò il pettirosso che dal ramoscello vicino disse la seconda massima: “Non dare mai per scontato ciò che non hai potuto verificare di persona”.
Dopo di che il pettirosso spiccò il volo, e mentre raggiungeva la cima dell’albero gridò tra i gorgheggi: “Uomo sciocco e stupido! Nel mio corpo è nascosto un bracciale tutto d’oro, tempestato di diamanti e rubini. Se mi avessi aperto, a quest’ora saresti un uomo ricco”.
Al che l’uomo, disperato, si buttò a terra stracciandosi le vesti e gridando: “Povero me: in cambio di tre massime ho perduto un tesoro favoloso! Me disgraziato, perché ho dato retta al pettirosso! Perché questo insulso scambio per tre sole massime …. Ma, un momento! Ehi pettirosso: me ne hai detto solo due; dimmi almeno anche la terza!”
E il pettirosso rispose: “Uomo sciocco, tre volte sciocco: ti ho pur detto come prima massima di non lamentarti per ciò che hai perso, tanto è inutile. Ed ecco che sei per terra a lamentarti. Poi ti ho detto di non dare mai per scontato ciò che non hai potuto verificare di persona, ed ecco che tu credi a quel che ti ho detto senza averne la benchè minima prova. Ti sembra forse che il mio piccolo corpo possa racchiudere un grosso bracciale? Se non sai fare uso delle prime due massime, come puoi pretendere di averne una terza?” E volò via.
Molti cercano leggende e credenze...
Il pettirosso ha un comportamento imprevedibile. Definito comunemente socievole con gli uomini, non si avvicina a tutti. Può mantenersi a distanza, schivo, per poi allontanarsi, cantando. Gli esemplari di città generalmente sono più abituati alla presenza umana e possono anche intrufolarsi dentro casa vostra, se lasciate la finestra aperta.
Il simpatico animaletto attira molta attenzione per la vistosa macchia rosseggiante sul petto e forse se ne rende conto anche lui.
Il ruolo del pettirosso nell'immaginario europeo.
Il pettirosso è un un simbolo fortemente inserito nel folklore britannico e francese, e, in misura minore, in tutti gli altri paesi d'Europa.
- Per la mitologia dei Normanni il pettirosso era considerato sacro a Thor, il dio del tuono, accostandolo alle nuvole di tempesta.
- Più recentemente è stato associato al Natale, assumendo un ruolo dominante in molti biglietti natalizi fino alla prima metà del diciannovesimo secolo. Un vecchio racconto popolare britannico, associato al cristianesimo, spiega la particolare colorazione del petto rosseggiante. Quando Gesù stava morendo sulla croce, il pettirosso, che era di colore marrone, si accostò al morente e cantò nel suo orecchio per alleviare il suo dolore. Il sangue sporcò il petto del volatile e da quel momento tutta la specie ha avuto impresso il marchio del sangue di Cristo.
- Una leggenda alternativa, sempre cristiana, vede il petto del pettirosso ustionato dalle acque del Purgatorio mentre andava a prendere le anime dei morti.
- Il pettirosso è diventato l'emblema dei postini inglesi dell'epoca Vittoriana, essendo loro stessi chiamati Robin e vestiti con uniforme rosse.
- Nel 1960, il pettirosso è diventato l'animale simbolo del Regno Unito.
- Il
pettirosso figura nel racconto tradizionale per bambini Babes
in the Wood, nel quale i volatili ricoprono con le foglie secche
i corpi dei bambini, uccisi nella foresta (immagine).
domenica 20 maggio 2012
Parliamo di Johnny Cash...
Parliamo di Johnny Cash
Trasferitosi nella zona di Los Angeles, alcolizzato e drogato, Cash si trasformo` in folksinger impegnato ma senza riuscire a conquistare i cuori dei giovani. Uscirono album sempre piu` mediocri come Fabulous, Hymns ,Songs Of Our Soil, Now There Was a Song, Ride This Train , che e` uno dei meno peggio, una storia degli USA attraverso le "train songs", Sound of Johnny Cash, Blood Sweat And Tears, etc. A risollevarne le sorti fu l'hit Rings Of Fire , scritto da June Carter. Cash si era trasferito al Greenwich Village e aveva tentato di entrare a far parte della nuova generazione di cantautori, ma senza grande successo. Gli album Ring of Fire, Bitter Tears, Sings The Ballads Of The True West,Ballads of the True West,Everybody Loves a Nut ,Happiness Is You, decretarono in realta` una progressiva discesa nell'inferno della tossico-dipendenza, da cui si risollevo` soltanto nel 1967. June Carter lo ripuli`, sposo` e converti` alla religione.
Nel 1982 Cash formo` i Survivors con Carl Perkins e Jerry Lee Lewis. Dal 1985 al 1995 registro` dischi con Willie Nelson, Kris Kristofferson, e Waylon Jennings:Highwayman ,Highwayman 2 , The Road Goes On Forever (Liberty, 1995).
La sua carriera solista, che aveva preso una direzione piu` seria con Water from the Wells of Home e The Mystery of Life , sfocio` negli American Recordings (American, 1994) per sole voce e chitarra acustica.
Il 15 maggio 2003, all'età di 73 anni, muore la moglie June. Nel settembre dello stesso anno Cash viene ricoverato nel Baptist Hospital di Nashville per complicazioni diabetiche, e vi muore il 12 settembre. Viene sepolto accanto alla moglie nel cimitero Hendersonville Memory Gardens a Hendersonville nel Tennessee.
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